Lo strumento: intavolare per strumenti ad arco


Partendo dall'immensa eredità lasciataci da Ottaviano Petrucci con i suoi undici libri dedicati alle Frottole pubblicati all'inizio del XVI secolo, e comparando questa prima edizione di musica a stampa (ove le composizioni originali sono proposte a 4 voci) con le versioni successivamente intavolate per voce e liuto da Francesco Bossinenis, si può ipotizzare verosimilmente che qualcosa del genere dovesse verificarsi anche nella pratica esecutiva degli strumenti ad arco e che la consuetudine di intavolare "ad usum" per viola d'arco, o similia, sia da considerarsi probabile se non addirittura inevitabile. L'esistenza di strumenti quali la lira da braccio ed il lirone, concepiti essenzialmente per produrre accordi atti ad accompagnare la linea del canto, in virtù del ponticello quasi piatto, parrebbe sostenere questa teoria, sebbene per "Fermate il Passo" si sia scelto a ragion veduta di privilegiare l'utilizzo di strumenti con il ponticello arcuato come appunto la viola d'arco, la viella o la violetta bastarda, al fine di concedere all'interprete un maggiore spettro di scelte esecutive (passaggi contrappuntistici, accordi, linee melodiche singole, pizzicato a guisa di liuto o viola da mano) e poter quindi esplorare in maniera più approfondita la ricerca di un modo coerente ed efficiente per intavolare questo repertorio sugli strumenti ad arco.



Il canto: la natura declamatoria della Frottola


Ad un primo e superficiale sguardo, le Frottole non sembrano presentare difficoltà particolari per chi decida di cantarle. Sorprendentemente, l'estrema trasparenza vocale ed interpretativa richiesta da questo repertorio costituisce un ostacolo molto insidioso anche per l'interprete più esperto. In effetti le linee del Cantus sono per la maggior parte orecchiabili, spesso elementari, sia per la costruzione delle frasi che per il materiale melodico utilizzato. In realtà questa pretesa semplicità è frutto di un attento lavoro compositivo, che non lascia nulla al caso. Moltissime Frottole cominciano con una semplice ripetizione sillabica sulla prima nota -il testo pare quasi "accomodarsi" e prendere spazio- per poi proseguire il proprio sviluppo melodico, spesso terminando in cadenze con formule ritmiche e melodiche codificate. La frequenza inequivocabile con cui si presenta questa situazione è indicativa riguardo la volontà specifica dei compositori di rendere al massimo la forza declamatoria del testo, pur installandolo su una melodia ben organizzata e su un'efficace struttura armonica. Era inoltre pratica diffusa l'utilizzo di "arie per cantar sonetti, ode, strambotti o aere de capituli" per porgere i testi poetici; Ottaviano Petrucci stesso propone alcune di queste composizioni senza testo nel suo IV libro di Frottole, proprio con l'indicazione sopracitata. Da qui la decisione di inserire nel programma "Fermate il Passo" delle vere e proprie declamazioni, basate su melodie riadattate a partire dalle Frottole stesse oppure su semplici moduli melodici ancora oggi in uso presso i cantori dell'antichissima tradizione dell'ottava rima toscana.



Cantare alla viola: una pratica storica


Nel "Libro del Cortegiano" (Venezia 1528), Baldassarre Castiglione definisce la pratica del cantare alla viola come una delle più raffinate arti della cultura rinascimentale: "[…] sopra tutto pàrmi gratissimo il cantare alla viola per recitare; il che tanto di venustà ed efficacia aggiunge alle parole, che è gran maraviglia […]."

Una delle peculiarità principali di "Fermate il Passo" consiste proprio in questa scelta interpretativa ed esecutiva: è un programma in cui l'abilità del cantare accompagnandosi alla viola viene proposta in tutta la sua integrità espressiva e tecnica, senza nessuna concessione per l'interprete che è al contempo personaggio, accompagnatore, solista, declamatore, commentatore. Per questi motivi risulta ovvio quanto l'esecuzione a memoria sia assolutamente necessaria. Si è trattato di un lungo lavoro di sperimentazione, analisi e frequentazione costante  del repertorio per cinque anni, alla ricerca di un equilibrio plausibile fra voce e strumento. Un'ipotesi, fra tante altre ipotesi possibili, di ciò che può essere fatto nell'ambito del cantare alla viola. Uno stimolo per continuare a cercare.



I personaggi: chi è protagonista?


In questo programma la donna è senza dubbio un personaggio centrale, ma è essa vittima o carnefice? La maggior parte dei testi frottolistici propongono un'apparente visione al maschile: l'uomo soffre e canta le pene d'amore infertegli dalla dama. Questa figura femminile distante ed indifferente è un elemento che ricorre spesso nella storia della poesia e di conseguenza nella poesia tradotta in musica. Ma come accade sovente, ci vengono offerti più livelli di lettura. La poesia trascende il significato delle sue stesse parole e rivolge sempre lo sguardo ad un panorama più ampio. In realtà i testi descrivono un ideale d'amore, di dolore, d'emozione e sentimento, che può essere interpretato da molti punti di vista differenti. La donna "carnefice" si trasforma quindi in "vittima" grazie ad un gioco di specchi e di illusioni poetiche e canta essa stessa il proprio abbandono, il dolore e la resa.



Fermate il Passo: messa in scena di un archetipo


Intavolature per strumenti ad arco, declamazione, canto accompagnato alla viola, un programma interamente solistico ed infine, l'arrivo in un futuro non lontano (se non nell'immediato presente) del recitar cantando e della sua fondamentale influenza sulla musica italiana dal XVI secolo in poi.

Come si possono rendere in un programma da concerto tutti questi concetti, senza però rinunciare al puro atto artistico? Ed ecco l'archetipo: la messa in scena di una trama/pretesto (o "Fabula", per dirla con Angelo Poliziano) che richiamasse nella forma l'ideale del teatro antico (che diverrà poi quello futuro) e che quindi suddividesse il materiale musicale e poetico, strutturandolo in un Prologo, tre Atti ed un Epilogo. I tre Atti (il Tramonto, la Notte e l'Alba) descrivono un perfetto ed idealizzato percorso amoroso, un ipotetico viaggio temporale, dal crepuscolo -il primo sguardo-, passando per la notte -i tormenti-, fino alla nascita di un nuovo giorno -la resa-. Il Prologo e l'Epilogo danno invece voce al cinico disincanto ed alla morale di questa "favola" declamata: meglio vivere nel presente che affidarsi all'amore e sperare in un futuro incerto. Nel dipanarsi della trama, vengono proposti testi poetici di Francesco Petrarca, Jacopo Sannazzaro, Luigi Pulci, Niccolò Machiavelli, Angelo Poliziano e Serafino Aquilano, sia musicati dai grandi esponenti del genere frottolistico (quali Bartolomeo Tromboncino, Marchetto Cara, Francesco d'Ana, solo per citarne alcuni fra i più significativi), sia in versione declamata.

Le Frottole e le declamazioni, che utilizzano le forme poetiche più conosciute intorno all'inizio del 1500 (barzellette, strambotti, rispetti, sonetti, ode, capitoli, ottave rime), si alternano a brevi estratti dei testi della letteratura classica latina, elaborati anch'essi in forma declamatoria: Virgilio e l’amaro dolore di Didone per l'abbandono di Enea (Eneide), Ovidio e la lotta vinta in partenza da Cupido sugli amanti (Amores), Orazio e la speranza vana (Carmina). La filosofia ed i miti degli antichi descrivono il tormento, la miseria e la ricchezza della realtà umana, al di là di ogni tempo ed epoca.

Fermate il Passo

Poesia e Musica in Italia all'inizio del XVI secolo


VivaBiancaLuna Biffi,

voce & viola d'arco


Il repertorio frottolistico, semplice solo in apparenza, è una fonte inesauribile d’ispirazione artistica e concettuale, che non smette mai di sorprendere. Più ci si addentra in questa sua infinita varietà compositiva e letteraria, più si rimane ammaliati dall’enorme potenziale ivi presente, sia musicale che poetico.